La mia passione

Questo blog nasce dalla mia passione innata e coltivata negli anni.
Spero con i miei articoli di istaurare interessanti conversazioni con lo scopo di condividere ed ampliare questo interesse con altrettanti di voi appassionati del genere.
Spero di riuscirci !!!

giovedì 22 gennaio 2015

Libia, la ex colonia, dimenticata

Bentrovati a tutti, scusatemi per la lunga attesa, ma lo studio mi ha impegnato parecchio questi mesi.
Avendo oggi un pò di tempo, ho deciso di scrivere un articolo al quale  stavo pensando da tempo.
Come avrete intuito dal titolo, affronterò il tema di un paese e di una crisi ormai dimenticata sia dall'opinione pubblica italiana e sia dal governo, la Libia.
La crisi è partita nel 2011 con la caduta di Gheddafi e l'instaurazione di un governo provvisorio che avrebbe dovuto traghettare il paese nordafricano verso la democrazia.
Tuttavia questi sogni si sono infranti pochi mesi dopo, quando le forze laiche e leali al governo provvisorio si sono scontrate con le forze islamiste che, nel frattempo, erano cresciute in seno alla rivolta contro il regime di Gheddafi.
Dagli iniziali scontri di quartiere tra esigui groppuscoli di miliziani, si è passati ad un vera guerra civile.
Nel 2014 lo stesso governo si divise e, mentre a Tobruk si rifugiò il governo laico-moderato ufficialmente riconosciuto dall'occidente, a Tripoli si insediarono le forze islamiche composte sia da fondamentalisti libici che estremisti islamici cacciati dai paesi limitrofi.
Fin dall'inizio, le forze governative furono appoggiate dalle milizie laiche libiche come i Zintan che, per circa un mese, hanno difeso l'aeroporto di Tripoli dagli islamisti, e dal ricostruito esercito libico guidato dal generale Khalifa Haftar che, autonomamente, ha lanciato un'offensiva per riconquistare Bengasi, caduta in mano agli jihadisti dell'Ansar al-Sharia e proclamato la nascita dell'Emirato islamico e affermato la loro fedeltà all'ISIS.

   










                         

                     







Al momento la situazione è abbastanza confusa, un pò per mancanza di informazioni, un  pò per mancanza di interesse da parte dei media occidentali in genere e da quelli italiani in particolare.
In effetti, il nostro paese sembra essersi dimenticato del fatto che le nostre scorte di petrolio e derivati provengono proprio dalla Libia e che le nostre relazioni bilaterali con il paese nordafricano sono strategiche e di vitale importanza, sia per la nostra sicurezza che per la nostra economia.
Questa situazione, invece, sembra molto chiara all'Egitto di Al-Sisi che, infatti, ha deciso di intervenire direttamente appoggiando massicciamente le forze governative libiche con la sua forza aerea, poichè quella libica non è ancora stata ricostruita.
Tuttavia, lo stesso Al-Sisi a colloquio col nostro premier, durante la visita al Cairo, aveva espressamente auspicato un intervento italiano in Libia, ma dal nostro governo, a parte tante belle parole di vicinanza e solidarietà sono arrivate solo vaghe promesse, rimettendo la decisione di un qualche intervento per la soluzione del problema all'ONU/Nato. Tradotto, abdicando allo status di partner privilegiato della Libia.
La scusa implicita, ovviamente, è la crisi che attanaglia l'economia italiana, scusa che, comunque, non sembra valere per il contributo italiano all'operazione anti-ISIS, tra l'altro abbastanza marginale.
Il dato di fatto è che, un paese per noi così strategicamente importante come la Libia, non può essere lasciato nel caos, specialmente se abbiamo contribuito anche noi a causarlo ma, soprattutto, non possiamo permetterci di perdere il rapporto privilegiato che ci ha sempre legati, a favore di altri paesi alleati e, tantomeno, di lasciare indifese le nostre vie di approvvigionamento energetico.
Quindi più di preoccuparci dell'ISIS, che è già sottoposto alle "cure" di diversi paesi, concentriamoci su una realtà geo-politica molto più vicina a noi e, per molti aspetti, più importante.
Si pensi al problema immigrazione. L'intervento in Libia, si tradurrebbe in un'azione alla radice del problema dei flussi migratori, arrivati a livello ormai insostenibili.
Dal punto di vista economico inoltre, una operazione su vasta scala in Libia, non sarebbe gravata da costi di ridispiegamento in basi lontane extranazionali e, per di più, la nostra azione si svolgerebbe soprattutto con l'intervento dell'aviazione con bombardamenti mirati, e con un minimo dispiegamento di forze a terra. Le nostre forze speciali e alcuni piccoli reparti dell'esercito potrebbero essere di supporto all'azione principale sviluppata dalle forze governative libiche che, lentamente, stanno  guadagnando terreno sui jihadisti ed islamisti.
Io mi auguro fortemente che il nostro governo decida seriamente di occuparsi della crisi libica per risollevare definitivamente le sorti di un paese per noi vitale, e anche per risollevare il nostro status di potenza regionale al quale non possiamo rinunciare.
Voi cosa ne pensate ? What do you think about ?
Fatemi sapere nei commenti, e a presto.

martedì 7 ottobre 2014

Il risveglio del Dragone

Anche se ci costa ammetterlo, ormai è un dato di fatto. Nello scacchiere del Pacifico è emersa una nuova potenza mondiale: la Repubblica Popolare Cinese.
La Cina è una potenza economica che, però, sta rapidamente incrementando i suoi assets militari, non tanto in quantità quanto in qualità e, a nulla serve la presenza "monito" delle forze USA nell'Oceano Pacifico.
Anzi, se si osservano alcuni indicatori economici si capisce immediatamente che, a differenza degli USA, che  stentano ancora ad uscire dalla grave crisi economica, la Cina gode di una crescita economica superiore. Inoltre, è bene ricordare che la Cina detiene la maggior parte del debito americano, fatto questo che mette gli Stati Uniti d'America in una situazione abbastanza ambigua nei confronti del paese che dovrebbe essere la loro maggiore "minaccia".
Analizzando il settore della difesa, troviamo che la Cina è la seconda al mondo per spese militari dietro agli USA, con un rapporto spesa difesa-PIL di quasi 1,5% e, come la sua economia, la spesa per la difesa sta crescendo più o meno con ritmi costanti da circa 10 anni.
Non si può dire lo stesso per la spesa militare americana che, nell'ultimo ventennio, ha subìto due bruschi e considerevoli rallentamenti: il primo si è avuto all'indomani della fine della Guerra Fredda che, in parte, giustificava l'immensa spesa militare degli USA e della maggior parte dei paesi europei, il secondo rallentamento delle spese militari è stato la naturale conseguenza della grave crisi finanziaria che stiamo ancora vivendo.
Passiamo ad analizzare le capacità militari della RPC iniziando dalle Forza Popolare di Liberazione Terrestre (PLAGF). Essa è composta da più di un milione e mezzo di volontari e poco meno di un milione di riservisti, equipaggiati quasi tutti con armamenti moderni come l'MBT Type 99 ed il fucile d'assalto QBZ-95 ed addestrate in maniera eccellente, sia per conflitti convenzionali sia asimmetrici.
La Forza Popolare di Liberazione Marina (PLAN) dispone di una discreta flotta di superficie guidata dalla portaerei Liaoning (gemella della russa Kuznetsov) ed è accompagnata da un nutrito numero di cacciatorpediniere e fregate di buona fabbricazione e, soprattutto, dispone di una potente flotta sottomarina nucleare e convenzionale in grado di sferrare lanci di missili balistici nucleari grazie alla classe Xia e Jin (SSBN).
Numerosa e ben equipaggiata la componente anfibia composta di più di 10000 marines.
La Forza Popolare di Liberazione Aerea (PLAAF) schiera più di 600 aerei da combattimento, tra cui i recenti Chengdu J-10 ed i Shenyang J-11 e una nutrita componente di bombardieri strategici Xian H-6 più una buona aliquota di elicotteri d'attacco moderni CAIC WZ-10. Si sta, infine, sviluppando un caccia di 5° generazione, il Chengdu J-20.
Per la componente missilistica,  il Secondo Corpo d'Artiglieria (SAC)  impiega i temibili missili balistici intercontinentali ICBM DF-41 con gittata di oltre 40 mila kilometri armati con testate multiple MIRV.

      

  


Concludendo: acquisito il fatto che la Cina sta assumendo le caratteristiche di una nuova potenza mondiale dominante, come ci si deve comportare ?
Ovviamente con la crescita del gigante asiatico è normale aspettarsi, purtroppo, anche l'aumento delle frizioni con i  paesi viciniori, primi fra tutti Giappone e Corea del Sud.
Ne è la prova la costituzione della zona di identificazione aerea stabilita unilateralmente da Pechino nel mar cinese orientale che, di fatto, ingloba le isole Senkaku o Diaoyu, controllate da Tokyo ma rivendicate da Pechino. Tra i due antagonisti fungono da mediatore gli USA che cercano di calmare le acque diplomaticamente ma che, di fatto, condannano l'operato del governo cinese.
Viste le forze schierate dai due contendenti e, considerando le eventuali implicazioni internazionali che atti di forza potrebbero provocare, non possiamo che sperare nell'abilità diplomatica di questi paesi nella risoluzione pacifica delle loro contese territoriali.
Io sono abbastanza fiducioso che anche la Cina possa trovare un equilibrio con i proprio vicini senza l'uso della forza, o meglio, spero che sia così.
Ditemi la vostra opinione a riguardo; let me know what you think about this issue.

Gibuti: punto strategico

Qualche mese fa, è stata rivelata la costruzione di una base logistica italiana nel piccolo stato africano di Gibuti con lo scopo primario di appoggiare le operazioni di anti-pirateria nell'Oceano Indiano,
Ovviamente, non è solo questo lo scopo dell'avamposto italiano in Africa orientale.


La posizione geografica di Gibuti, prospiciente il golfo di Aden  e crocevia di intensi traffici commerciali, ne fa un paese estremamente strategico
La conferma di questo è data dal fatto che, oltre a noi italiani, a Gibuti è dispiegata, da sempre, una mezzabrigata della Legione Straniera francese e gli USA hanno stabilito una loro base. Inoltre, si parla che le forze di autodifesa nipponiche stiano installando un loro avamposto nel paese per agevolare le operazioni della loro marina presente nell'area.
Tuttavia, quello che dobbiamo sottolineare e che spesso si tende a sottovalutare, è che il nostro paese, come gran parte dei paesi europei, dipende (e forse più di altri), dalle rotte commerciali passanti per l'Oceano Indiano, mar Rosso e canale di Suez, rotte che devono, quindi, essere salvaguardate.
Inoltre, non bisogna ignorare il fatto che lo Yemen, paese della penisola araba posizionato di fronte a Gibuti, è anche uno dei centri di addestramento delle formazioni estremiste islamiche e, al momento, è uno dei paesi più instabili dell'area. Come anche la Somalia, altro paese instabile e in larga parte gestito da altri gruppi jihadisti.
Queste sono due ottime ragioni per giustificare l'installazione militare italiana a Gibuti e anzi, visto la nostra Storia con la Somalia, è ancora più importante per noi italiani essere presenti nell'area.
A tutti coloro che pensano ad un ritorno del colonialismo, rispondo che noi non stiamo lì per prendere il controllo di Gibuti o di altri paesi della regione, ma stiamo cercando di rendere più stabile l'area perchè è nostro dovere proteggere le vie di rifornimento vitali per la nostra economia.
Se tutto questo non vi convince vi informo, nel caso vi fosse sfuggito, che la Cina si sta accaparrando fette ingenti di paesi come Kenya, Tanzania e Mozambico attraverso accordi commerciali  a condizioni servili,  che prevedono lo sfruttamento di interi territori senza il minimo riguardo per le condizioni di lavoro cui viene costretta la popolazione e senza alcun rispetto dell'habitat naturale.
Per concludere, nonostante le inevitabili polemiche che tali decisioni possono provocare nell'opinione pubblica, specialmente quando quest'ultima non è adeguatamente informata sulle ragioni strategiche di queste scelte, io ritengo che la base logistica a Gibuti non sia  un investimento insensato o sbagliato.
Secondo le fonti da me consultate, mi trovo d'accordo con tali scelte anche se, magari, non sbaglia chi ritiene che un tale investimento si sarebbe potuto fare in un momento migliore per la nostra economia.

Spero di aver dissipato qualche dubbio o perplessità a riguardo e, se vi occorrono chiarimenti in merito o avete delle critiche da sottopormi, commentate l'articolo.
Qual'è la vostra opinione a riguardo ? What is your opinion about this issue ? Let me know in the comments.

Budget della difesa: a chi troppo, a chi troppo poco.


Oggi affronterò il tema dei finanziamenti stanziati per la difesa, tema che in tempo di crisi economica viene sempre fuori, in un modo o in un altro.
Sicuramente le problematiche differiscono da paese a l'altro, per cui io mi soffermerò soprattutto sugli Stati Uniti e sugli stati dell'EU.
Le percentuali dei budgets della difesa di USA e EU in rapporto al PIL sono, rispettivamente, di 4,8% e 1,6%.
Questa enorme differenza è dovuta al fatto che negli USA molte spese sociali sono sostenute dai privati, per cui il governo centrale può dirottare sulla difesa una maggiore liquidità penalizzando, però,  servizi sociali  importanti quali l'Istruzione e la Sanità: infatti, non tutti i cittadini americani possono permettersi cure mediche adeguate o un' istruzione efficace in quanto i migliori servizi sono offerti da strutture private molto costose.
I paese dell'EU, invece, offrono una maggiore tutela sociale e i servizi erogati dallo Stato ai cittadini  sono ampi ed efficienti e, anche se in alcuni paesi l'attuale welfare potrebbe essere migliorato, sia l'Istruzione che la Sanità sono pubbliche e di facile accesso e, pur con budgets molto limitati, riescono ad esprimere alti standard qualitativi.
Scendendo nei particolari, la Gran Bretagna e la Francia (dotate di armamento nucleare di lungo raggio) spendono rispettivamente il 2,5% e il 2,2% costituendo circa il 40% di tutto il budget della difesa EU, mentre la Germania spende l'1,2% e l'Italia è al di sotto del punto percentuale con 0,9%.
Ciò che però dovrebbe sorprendere, è che paesi quali la Grecia, Portogallo e Cipro spendono per la difesa rispettivamente il 2,2%, il 2,3% e il 2,1% del proprio PIL e,  per chi non lo sapesse, sono tutti paesi pesantemente colpiti dalla crisi finanziaria degli ultimi anni.
Da qui il mio sconcerto: possibile che paesi così fortemente provati dalla crisi siano in grado di spendere così tanto per la difesa mentre l'Italia, che non ha chiesto alcun piano d'aiuti all'EU, non arrivi nemmeno al punto percentuale ?
Forse qualcuno potrebbe obbiettare che è anche per questo motivo che quei paesi sono sul lastrico. Concordo.
Ma allora la domanda diventa: perchè l'Italia continua col tagliare ancora la spesa per la difesa già duramente provata ? Non si potrebbe tagliare altrove ? (e ce ne sarebbero di spese da tagliare!..).
Tra l'altro dimenticavo di dirvi che, teoricamente, i paesi dell'EU dovrebbero destinare alla Difesa un minimo del 2% del PIL, che confrontati con i quasi 5 punti percentuali del Pentagono, sono spiccioli.
Occorre sottolineare però, che bisogna spendere con oculatezza e realizzare investimenti  necessari a mantenere un'alta qualità sia di  mezzi che di personale.
Per esempio, la Grecia ha in linea al momento 279 aerei da combattimento, tra i quali 46 Phantom II e 32 Corsair II, aerei risalenti alla guerra in Vietnam, più 44 Mirage 2000 e 157 F-16. Di tutti questi velivoli, gli unici realmente utili per l'aviazione ellenica sono gli F-16 mentre i restanti potrebbero tranquillamente essere dismessi, vista la loro obsoloescenza tecnica e gli eccessivi costi di manutenzione per tenerli operativi.
Altro esempio: invece di mantenere operative 9 fregate classe Elli degli anni '90 potrebbero mantenerne solo 5  più le 4 fregate più moderne classe Hydra oppure, invece di commissionare l'acquisto di 8 sommergibili Type 214 di ultima generazione, perchè non fermarsi a 4?
Ho fatto l'esempio della Grecia ma, se si va ad indagare, si trovano situazioni simili anche in Portogallo e Cipro.
In Italia sono già stati attuati  tagli ingenti e ne vengono proposti di nuovi a dir poco vergognosi.
Esempio numero uno: la richiesta di cancellare il programma F-35 Lightning II e  lasciare in attività solo 96 Eurofighter Typhoon e, vista l'impossibilità di sostituire gli AV-8 Plus,  mandare in rottamazione anche la nostra nuova portaerei Cavour. Di fatto, in questo modo, stiamo  annullando la nostra capacità offensiva aerea, o quanto meno la stiamo limitando profondamente.
In più si parla di ridurre la costruzione delle nuove fregate FREMM  dalle 10 unità previste a 8 unità. Di sommergibili, alla fine di tanti dibattiti, ne avremo solo 4 della nuova classe Todaro (Type 212) e 2 della vecchia classe Sauro che, verosimilmente, non saranno sostituiti da altre unità nel breve periodo.
Inoltre, per la fine del 2013, è previsto lo scioglimento della brigata di cavallerie "Pozzuolo del Friuli" e della brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna" con, fortunatamente, riassegnazione dei reparti.
Ritengo, francamente, che siano proposte indecenti e solo in parte giustificate dalla grave crisi economica che stiamo attraversando: nel lungo periodo, infatti, il nostro paese rimarrà militarmente molto esposto.
Concludendo, vorrei ribadire che sia i tagli alle spese che i nuovi investimenti vanno fatti in rapporto alla possibilità finanziaria e alla necessità di mantenere un sufficiente grado di difesa  e, in ogni caso, penso che l'Italia possa tranquillamente rispettare il 2% del PIL per la difesa, come potrebbero farlo la Germania, i Paesi Bassi, la Svezia, la Polonia o la Finlandia.
Più difficile sarebbe, invece,  per paesi come la Grecia, Cipro o il Portogallo a causa dei loro dissesti finanziari.
Infine, per gli USA, mi aspetterei un ridimensionamento delle spese militari, magari portandole al 3-4% del PIL e, nello stesso tempo, una più equa redistribuzione delle risorse verso quei servizi sociali che tutti i paesi civili dovrebbero assicurare ai cittadini.
Curare il corpo e l'istruzione dei cittadini non è meno prioritario del mantenere un alto livello di sicurezza e, non è degno di un grande paese come gli USA, il sapere che tanti  non possono permettersi una buona istruzione né cure adeguate.
Voi cosa ne dite ? Let me know what do you think about it ?

La nuova generazione di Aquile

Quest'oggi vorrei affrontare un tema che, che nel corso degli ultimi mesi, è stato in primo piano: ovvero l'acquisto o il non acquisto degli F-35 Lightning II e di quanti ne occorrano alle nostre forze aeree e navali per mantenere le nostre capacità strategiche.
Sembrerebbe ormai scontato l'acquisto di tali velivoli visto che ne abbiamo già acquistati 6-7 e, dato che ho già esposto i motivi per cui dovremmo acquistarli (v. F-35 Lightning II oltre il "mito"), adesso passerei a trattare sul numero necessario per raggiungere lo scopo sopra enunciato.
In origine, si era partiti con l'idea di comprare 131 F-35 Lightning II ma, successivamente, l'ex ministro della difesa Di Paola li ha ridotti a 90 e, giorni fa, leggevo che il PD ha presentato un progetto, a seguito dell'indagine conoscitiva per l'acquisizione di nuovi sistemi d'arma, nel quale si vuole portare il numero del velivolo americano a 45 e procedere all'acquisto della Tranche 3B opzionale di Eurofighter Typhoon che quindi arriveranno a 121, come originariamente preventivato.
Secondo me l'idea di 90 F-35 e 96 Typhoon è sensata e assolutamente abbordabile per le nostre finanze, infatti come divisione è abbastanza equilibrata:



  • 4° Stormo di Grosseto: 32 Eurofighter Typhoon
  • 36° Stormo di Gioia del Colle: 32 Eurofighter Typhoon        
  • 37° Stormo di Trapani: 32 Eurofighter Typhoon


  • 6° Stormo di Brescia: 20 F-35 A
  • 32° Stormo di Foggia: 20 F-35 A
  • 51° Stormo di Treviso: 20 F-35 A
  • 30 F-35 B (15 per l'AMI e 15 per l'MM) con base operativa di Grottaglie 
Mentre, per quanto riguarda l'opzione proposta dal PD, la situazione è leggermente diversa: verosimilmente, infatti, i 25 Typhoon dovrebbero essere ordinati nella configurazione di attacco al suolo (Ground support GS) come gli ultimi 5 della Tranche 3A rimasti da ordinare, ed i 121 Typhoon andrebbero ad essere distribuiti sui tre Stormi (30 ciascuno) già designati, più il 51° che riceverebbe i Typhoon GS, mentre il 6° ed il 32° riceverebbero ciascuno 15 F-35 A laddove altri 15 F-35 B andrebbero alla MM. Soluzione che, tutto sommato, non è neanche tanto male.
Vorrei precisare, però, che il 6° ed il 32° stormo sono divisi in due gruppi cacciabombardieri ognuno, per cui il numero di aerei per gruppo, a mio avviso, è esiguo per le nostre capacità operative.
Personalmente, quindi, se si insiste su quest'ultima configurazione, suggerirei di portare il numero di F-35 a 55 così da avere 20 velivoli per stormo, ovvero 10 per gruppo. Inoltre sarebbe possibile, eventualmente volessimo avere una componente di F-35 dell'AMI interoperabile con quelli della MM,  acquistarne 10 (dei 55) in versione B ed assegnarli al 32° stormo di Foggia, che è quello più vicino alle basi della MM.
Riepilogando si avrebbe:
  • 4° Stormo: 31 Eurofighter Typhoon
  • 36° Stormo: 30 Eurofighter Typhoon
  • 37° Stormo: 30 Eurofighter Typhoon
  • 51° Stormo: 30 Eurofighter Typhoon GS
  • 6° Stormo: 20 F-35 A
  • 32° Stormo: 20 F-35 A (oppure 10 F-35 A e 10 F-35 B)
  • 15 F-35 B per la MM
Ovviamente l'opzione PD è suffragata dal fatto che il programma F-35 sta procedendo più lentamente del previsto dato i problemi tecnici, specialmente, della componente software che si stanno riscontrando e dalla volontà di voler favorire maggiormente il programma europeo su quello americano, con conseguenti maggiori ricadute a livello occupazionale ed economiche per i  paesi coinvolti.
Entrambe le proposte, a mio avviso, sono valide, anche se, per quest'ultima opzione, mi sentirei meglio se invece dei 45 F-35 se ne acquistassero 55, che, a mio modesto avviso, è la quota ottimale per questa opzione.
Ditemi la vostra opinione a riguardo, voi cosa ne pensate ?