La mia passione

Questo blog nasce dalla mia passione innata e coltivata negli anni.
Spero con i miei articoli di istaurare interessanti conversazioni con lo scopo di condividere ed ampliare questo interesse con altrettanti di voi appassionati del genere.
Spero di riuscirci !!!

martedì 7 ottobre 2014

Budget della difesa: a chi troppo, a chi troppo poco.


Oggi affronterò il tema dei finanziamenti stanziati per la difesa, tema che in tempo di crisi economica viene sempre fuori, in un modo o in un altro.
Sicuramente le problematiche differiscono da paese a l'altro, per cui io mi soffermerò soprattutto sugli Stati Uniti e sugli stati dell'EU.
Le percentuali dei budgets della difesa di USA e EU in rapporto al PIL sono, rispettivamente, di 4,8% e 1,6%.
Questa enorme differenza è dovuta al fatto che negli USA molte spese sociali sono sostenute dai privati, per cui il governo centrale può dirottare sulla difesa una maggiore liquidità penalizzando, però,  servizi sociali  importanti quali l'Istruzione e la Sanità: infatti, non tutti i cittadini americani possono permettersi cure mediche adeguate o un' istruzione efficace in quanto i migliori servizi sono offerti da strutture private molto costose.
I paese dell'EU, invece, offrono una maggiore tutela sociale e i servizi erogati dallo Stato ai cittadini  sono ampi ed efficienti e, anche se in alcuni paesi l'attuale welfare potrebbe essere migliorato, sia l'Istruzione che la Sanità sono pubbliche e di facile accesso e, pur con budgets molto limitati, riescono ad esprimere alti standard qualitativi.
Scendendo nei particolari, la Gran Bretagna e la Francia (dotate di armamento nucleare di lungo raggio) spendono rispettivamente il 2,5% e il 2,2% costituendo circa il 40% di tutto il budget della difesa EU, mentre la Germania spende l'1,2% e l'Italia è al di sotto del punto percentuale con 0,9%.
Ciò che però dovrebbe sorprendere, è che paesi quali la Grecia, Portogallo e Cipro spendono per la difesa rispettivamente il 2,2%, il 2,3% e il 2,1% del proprio PIL e,  per chi non lo sapesse, sono tutti paesi pesantemente colpiti dalla crisi finanziaria degli ultimi anni.
Da qui il mio sconcerto: possibile che paesi così fortemente provati dalla crisi siano in grado di spendere così tanto per la difesa mentre l'Italia, che non ha chiesto alcun piano d'aiuti all'EU, non arrivi nemmeno al punto percentuale ?
Forse qualcuno potrebbe obbiettare che è anche per questo motivo che quei paesi sono sul lastrico. Concordo.
Ma allora la domanda diventa: perchè l'Italia continua col tagliare ancora la spesa per la difesa già duramente provata ? Non si potrebbe tagliare altrove ? (e ce ne sarebbero di spese da tagliare!..).
Tra l'altro dimenticavo di dirvi che, teoricamente, i paesi dell'EU dovrebbero destinare alla Difesa un minimo del 2% del PIL, che confrontati con i quasi 5 punti percentuali del Pentagono, sono spiccioli.
Occorre sottolineare però, che bisogna spendere con oculatezza e realizzare investimenti  necessari a mantenere un'alta qualità sia di  mezzi che di personale.
Per esempio, la Grecia ha in linea al momento 279 aerei da combattimento, tra i quali 46 Phantom II e 32 Corsair II, aerei risalenti alla guerra in Vietnam, più 44 Mirage 2000 e 157 F-16. Di tutti questi velivoli, gli unici realmente utili per l'aviazione ellenica sono gli F-16 mentre i restanti potrebbero tranquillamente essere dismessi, vista la loro obsoloescenza tecnica e gli eccessivi costi di manutenzione per tenerli operativi.
Altro esempio: invece di mantenere operative 9 fregate classe Elli degli anni '90 potrebbero mantenerne solo 5  più le 4 fregate più moderne classe Hydra oppure, invece di commissionare l'acquisto di 8 sommergibili Type 214 di ultima generazione, perchè non fermarsi a 4?
Ho fatto l'esempio della Grecia ma, se si va ad indagare, si trovano situazioni simili anche in Portogallo e Cipro.
In Italia sono già stati attuati  tagli ingenti e ne vengono proposti di nuovi a dir poco vergognosi.
Esempio numero uno: la richiesta di cancellare il programma F-35 Lightning II e  lasciare in attività solo 96 Eurofighter Typhoon e, vista l'impossibilità di sostituire gli AV-8 Plus,  mandare in rottamazione anche la nostra nuova portaerei Cavour. Di fatto, in questo modo, stiamo  annullando la nostra capacità offensiva aerea, o quanto meno la stiamo limitando profondamente.
In più si parla di ridurre la costruzione delle nuove fregate FREMM  dalle 10 unità previste a 8 unità. Di sommergibili, alla fine di tanti dibattiti, ne avremo solo 4 della nuova classe Todaro (Type 212) e 2 della vecchia classe Sauro che, verosimilmente, non saranno sostituiti da altre unità nel breve periodo.
Inoltre, per la fine del 2013, è previsto lo scioglimento della brigata di cavallerie "Pozzuolo del Friuli" e della brigata meccanizzata "Granatieri di Sardegna" con, fortunatamente, riassegnazione dei reparti.
Ritengo, francamente, che siano proposte indecenti e solo in parte giustificate dalla grave crisi economica che stiamo attraversando: nel lungo periodo, infatti, il nostro paese rimarrà militarmente molto esposto.
Concludendo, vorrei ribadire che sia i tagli alle spese che i nuovi investimenti vanno fatti in rapporto alla possibilità finanziaria e alla necessità di mantenere un sufficiente grado di difesa  e, in ogni caso, penso che l'Italia possa tranquillamente rispettare il 2% del PIL per la difesa, come potrebbero farlo la Germania, i Paesi Bassi, la Svezia, la Polonia o la Finlandia.
Più difficile sarebbe, invece,  per paesi come la Grecia, Cipro o il Portogallo a causa dei loro dissesti finanziari.
Infine, per gli USA, mi aspetterei un ridimensionamento delle spese militari, magari portandole al 3-4% del PIL e, nello stesso tempo, una più equa redistribuzione delle risorse verso quei servizi sociali che tutti i paesi civili dovrebbero assicurare ai cittadini.
Curare il corpo e l'istruzione dei cittadini non è meno prioritario del mantenere un alto livello di sicurezza e, non è degno di un grande paese come gli USA, il sapere che tanti  non possono permettersi una buona istruzione né cure adeguate.
Voi cosa ne dite ? Let me know what do you think about it ?

La nuova generazione di Aquile

Quest'oggi vorrei affrontare un tema che, che nel corso degli ultimi mesi, è stato in primo piano: ovvero l'acquisto o il non acquisto degli F-35 Lightning II e di quanti ne occorrano alle nostre forze aeree e navali per mantenere le nostre capacità strategiche.
Sembrerebbe ormai scontato l'acquisto di tali velivoli visto che ne abbiamo già acquistati 6-7 e, dato che ho già esposto i motivi per cui dovremmo acquistarli (v. F-35 Lightning II oltre il "mito"), adesso passerei a trattare sul numero necessario per raggiungere lo scopo sopra enunciato.
In origine, si era partiti con l'idea di comprare 131 F-35 Lightning II ma, successivamente, l'ex ministro della difesa Di Paola li ha ridotti a 90 e, giorni fa, leggevo che il PD ha presentato un progetto, a seguito dell'indagine conoscitiva per l'acquisizione di nuovi sistemi d'arma, nel quale si vuole portare il numero del velivolo americano a 45 e procedere all'acquisto della Tranche 3B opzionale di Eurofighter Typhoon che quindi arriveranno a 121, come originariamente preventivato.
Secondo me l'idea di 90 F-35 e 96 Typhoon è sensata e assolutamente abbordabile per le nostre finanze, infatti come divisione è abbastanza equilibrata:



  • 4° Stormo di Grosseto: 32 Eurofighter Typhoon
  • 36° Stormo di Gioia del Colle: 32 Eurofighter Typhoon        
  • 37° Stormo di Trapani: 32 Eurofighter Typhoon


  • 6° Stormo di Brescia: 20 F-35 A
  • 32° Stormo di Foggia: 20 F-35 A
  • 51° Stormo di Treviso: 20 F-35 A
  • 30 F-35 B (15 per l'AMI e 15 per l'MM) con base operativa di Grottaglie 
Mentre, per quanto riguarda l'opzione proposta dal PD, la situazione è leggermente diversa: verosimilmente, infatti, i 25 Typhoon dovrebbero essere ordinati nella configurazione di attacco al suolo (Ground support GS) come gli ultimi 5 della Tranche 3A rimasti da ordinare, ed i 121 Typhoon andrebbero ad essere distribuiti sui tre Stormi (30 ciascuno) già designati, più il 51° che riceverebbe i Typhoon GS, mentre il 6° ed il 32° riceverebbero ciascuno 15 F-35 A laddove altri 15 F-35 B andrebbero alla MM. Soluzione che, tutto sommato, non è neanche tanto male.
Vorrei precisare, però, che il 6° ed il 32° stormo sono divisi in due gruppi cacciabombardieri ognuno, per cui il numero di aerei per gruppo, a mio avviso, è esiguo per le nostre capacità operative.
Personalmente, quindi, se si insiste su quest'ultima configurazione, suggerirei di portare il numero di F-35 a 55 così da avere 20 velivoli per stormo, ovvero 10 per gruppo. Inoltre sarebbe possibile, eventualmente volessimo avere una componente di F-35 dell'AMI interoperabile con quelli della MM,  acquistarne 10 (dei 55) in versione B ed assegnarli al 32° stormo di Foggia, che è quello più vicino alle basi della MM.
Riepilogando si avrebbe:
  • 4° Stormo: 31 Eurofighter Typhoon
  • 36° Stormo: 30 Eurofighter Typhoon
  • 37° Stormo: 30 Eurofighter Typhoon
  • 51° Stormo: 30 Eurofighter Typhoon GS
  • 6° Stormo: 20 F-35 A
  • 32° Stormo: 20 F-35 A (oppure 10 F-35 A e 10 F-35 B)
  • 15 F-35 B per la MM
Ovviamente l'opzione PD è suffragata dal fatto che il programma F-35 sta procedendo più lentamente del previsto dato i problemi tecnici, specialmente, della componente software che si stanno riscontrando e dalla volontà di voler favorire maggiormente il programma europeo su quello americano, con conseguenti maggiori ricadute a livello occupazionale ed economiche per i  paesi coinvolti.
Entrambe le proposte, a mio avviso, sono valide, anche se, per quest'ultima opzione, mi sentirei meglio se invece dei 45 F-35 se ne acquistassero 55, che, a mio modesto avviso, è la quota ottimale per questa opzione.
Ditemi la vostra opinione a riguardo, voi cosa ne pensate ?

lunedì 6 ottobre 2014

Cyberwar e UCAV

Qualche tempo fa è scoppiato il caso Snowden, il cosiddetto "datagate" che ci ha dimostrato come i nostri sistemi telematici non sono al sicuro da violazioni esterne.
Gli Usa, nonostante siano il nostro maggiore alleato, ascolta, controlla, registra le comunicazioni di politici e di semplici cittadini con la giustificazione di voler "intercettare" eventuali comunicazioni sospette.
Ora, fintanto si viene intercettati da un paese alleato, non si pongono problemi seri per la nostra sicurezza, a parte la privazione della nostra privacy. Tuttavia, la assoluta destrezza con cui gli agenti USA sono penetrati nelle maglie della nostra sicurezza  ci fa capire come sia facile, per un esperto haker, violare i sistemi di sicurezza e venire in possesso di dati sensibili.
Perciò mi chiedo: cosa accadrebbe se paesi non proprio alleati  entrassero nella rete informatica strategica della difesa o di altri servizi fondamentali, penso alle centrali nucleari francesi e britanniche?
Non è recente la notizia che hacker cinesi abbiano tentato, a volte con successo, di violare database del Pentagono o di altri organismi strategici USA, con l'intento di carpire informazioni importanti sulle mosse del "nemico", così come fanno la CIA e la NCIS contro server cinesi.
Tutto questo dovrebbe far riflettere i vertici militari sulla necessità di incentivare le risorse per la cosiddetta Cyberwar, in vista dei futuri campi di battaglia digitali, nei quali si assisterà non soltanto ad una guerra di informazione, fatta di informazioni celate e/o informazioni rubate, ma ad una vera e propria guerra di inibizione di sistemi d'arma digitalizzati, con lo scopo di azzerare le capacità difensive avversarie così da poterle annientare senza pericolo.
Badate che quello che sto dicendo non riguarda scenari remoti o futuri. Tutto questo è reale ed è ormai alla base di una qualunque guerra moderna, non asimmetrica. Infatti, solo due anni fa, quando le tensioni tra Israele e l'Iran erano all'apice, Israele con l'Arabia Saudita hanno steso un piano per un attacco preventivo alle strutture iraniane per l'arricchimento dell'uranio  che sicuramente considerava un cyber-attacco ai sistemi radar iraniani per inibirli, con successivo bombardamento aereo delle stazioni SAM a terra.
Oltre alla cyber-guerra stiamo passando ad una guerra remotizzata, nella quale saranno sempre più usati i mezzi telecomandati, non solo via aria, ma anche via terra e  mare e, quelli più sviluppati fino ad ora, sono proprio i velivoli aerei senza pilota usati in primis per la ricognizione ed il pattugliamento (UAV/APR) ed ora anche per l'attacco al suolo (UCAV).
In questo settore, fortunatamente, sembra che i paesi europei non abbiano perso il "treno" ma si stiano spendendo in un progetto, chiamato NEURON, guidato dalla francese Dassault in joint venture con diverse aziende europee aerospaziali come la nostra Alenia Aermacchi, la Saab svedese e la EADS-CASA spagnola.
Il Neuron sarà un UCAV stealth capace di trasportare due bombe guidate e per il quale si sta cercando di sviluppare un sistema di navigazione non solo da terra, ma anche da bordo dei caccia europei di ultima generazione, come lo Eurofighter Typhoon, il Dassault Rafale e il Saab JAS 39 Gripen, per consentire il massimo della flessibilità e dell'operatività.
Oltre al Dassault Neuron, gli inglesi stanno sviluppando il BAE Taranis e gli americani sembrerebbero a buon punto con il loro Northrop Grumman X-47, che viene già testato per operare dalle superportaerei USA. Anche la Russia e la Cina stanno sviluppando programmi simili.
Per quel che riguarda velicoli terrestri e navali remotizzati, siamo ancora allo stato embrionale, specialmente per i mezzi via terra, vista la naturale complessità a costruire robot che possano muoversi velocemente su tutti i tipi di terreni. Al momento, i robot terrestri vengono utilizzati per sminare e fare ricognizione, mentre i loro parenti da combattimento sono ancora poco efficaci sui campi di battaglia moderni.
Per i robot navali sono in arrivo veloci barchini armati per il pattugliamento delle coste e delle strutture portuali, mentre i piccoli sottomarini sono utilizzati per la ricerca ed il soccorso ai sottomarini sinistrati, anche se c'è da aspettarsi, anche per questi dispositivi, miglioramenti per poterli impiegare in futuri teatri di guerra.
Una cosa è certa: i paesi dell'UE non possono permettersi di rimanere indietro in questi settori, sia per l'alta implementazione tecnologica che la realizzazione dei suddetti progetti porterebbe,  sia per rendere sempre più "sicuro" il compito dei nostri militari.
Voi cosa pensate di queste tecnologie ? Si ritorceranno contro di noi un giorno ?
What do you think about this technology ? Let me know in the comments.

sabato 4 ottobre 2014

Ammodernamento della flotta

Quest'oggi, come avrete intuito dal titolo, vorrei discutere un po' dei nuovi progetti ipotizzati per sostituire le unità più obsolete della Marina Militare Italiana. E' infatti, di  questi mesi,  la notizia relativa ai famigerati F-35 ed io stesso gli ho dedicato due articoli.
Tuttavia bisognerebbe ricordare che la Marina, al momento, sembra  la Forza Armata più in pericolo di "estinzione" come sottolineato più volte dal CSMD Amm. Luigi Binelli Mantelli e dal CSMM Amm.Giuseppe De Giorgi.
Quelli che mi seguono dall'inizio sapranno che scrissi un articolo sui due principali progetti della Marina Militare in corso di realizzazione al momento, ovvero la Classe FREMM e i sommergibili Type 212 (serie2), progetti che oramai sono in completamento.
In questo articolo vorrei invece parlare di quei progetti che sono solo su carta e che aspettano i finanziamenti necessari per essere avviati:
  • Nuove LHD-LHA da 20000 t
  • Nuova unità USSP per salvataggio ed idroceanografica da 8000 t
  • Nuove AORL da rifornimento da 18000 t
  • Nuovi Pattugliatori d'altura Multiruolo (PAM) da 3500-4000 t
Iniziamo dalle unità più grandi. In sostituzione delle tre vecchie LPD classe San Giorgio, navi portaelicotteri d'assalto anfibio simili alle unità classe Mistral francesi, sono state progettate (come tutte le unità della nostra Marina Militare) da Fincantieri le nuove e imponenti LHD-LHA dal dislocamento a pieno carico di circa 20000 t. Previste tre unità, due in versione LHD ed una con ampie strutture aeronautiche LHA, capaci di trasportare una forza da sbarco di circa 800 uomini e 180 mezzi corazzati, di ospitare 20 elicotteri e dispone di un bacino allagabile per ospitare 4 LCM. Le nuovissime LHD-LHA saranno equipaggiate con 2 cannoni OtoBreda 76/62 SR e 3 mitragliere pesanti OtoBreda-Oerlikon da 25 mm (in considerazione  sistema missilistico).
Stiamo  parlando, dunque, di navi imponenti dall'elevata capacità di proiezione delle forze ed inoltre, grazie all'area ospedaliera di 1 km quadrato, può svolgere al meglio anche missioni umanitarie di rilievo.


Passiamo alle rifornitrici AORL dal dislocamento a pieno carico di 18000 t e basate sulla struttura delle LHD, quindi con grandi capacità di carico, non solo di carburanti, ma anche di viveri, munizionamento e personale e con un raggio d'azione molto superiore alle unità Stromboli, Vesuvio ed Etna. Per consentire un operatività agevole, anche al di fuori del mar Mediterraneo, di queste unità ne sono previste due.


La nuova unità USSP sarà in grado di svolgere differenti tipologie di missione quali: il soccorso sommergibili, appoggio incursori, salvataggio in mare aperto e studi idroceanografici. Parliamo di una unità polivalente da 8000 t.
Tuttavia quello che non mi convince è che ne sarà costruita solo una, il che è un po' poco. Visto che  deve sostituire diverse tipologie di navi, mi sarei aspettato almeno 2-3 unità del genere. Ovviamente tale scelta può ancora essere fatta dato che stiamo  parlando di progetti ipotizzati, per cui il numero di unità può essere sempre ripensato.


Infine i nuovi PAM da 3500-4000 t stealth, capaci di raggiungere i 35 nodi di velocità, armati di un cannone a prua OtoMelara 127/64 mm LW (munizionamento guidato LR Vulcano) e un cannone poppiero OtoMelara 76/62 mm SR (munizionamento guidato antimissile Davide), più due mitragliere Oerlikon da 25/80 mm e sarà predisposta per ospitare missili antinave, siluri e VLS per missili Aster 15/30. Inoltre saranno dotati di hangar per alloggiare due elicotteri medi, così da disporre di una elevata flessibilità per essere in grado di svolgere differenti tipi di missioni, sia militari che civili.
Il numero di unità previste oscilla tra le 12 e le 14.


Facendo due conti si ottiene che entro il 2025-2030 avremo una cinquantina di navi (se i progetti citati saranno realizzati nei tempi e nei numeri previsti), cioè venti in meno rispetto alle attuali disponibilità.
Francamente non sono molto felice di questo. Certo il tonnellaggio sarà pure rimasto uguale o addirittura cresciuto, ma non basta per un paese che ha necessità di proteggere rotte di approvvigionamento che si estendono dall'oceano Indiano all'Atlantico e che ha bisogno di far fronte a ondate di profughi che, periodicamente, cercano di raggiungere l'Europa dal Medio Oriente e dall'Africa.
Per affrontare in modo efficace questi due obiettivi penso sia necessario disporre di almeno 60 navi.
Agli inizi del 2014, al termine delle audizioni sui sistemi d'arma di prossima acquisizione, per i nuovi progetti della Marina Militare Italiana si è proceduto a stanziare, spalmandoli in 10 anni, 5 miliardi e 800 milioni di euro.
Perchè la nostra Marina sia messa in grado di operare al meglio delle sue potenzialità, occorre investire  su nuovi progetti studiati per limitare al minimo la manutenzione e l'utilizzo di carburanti fossili, e disporre così di una flotta più efficace, efficiente e più eco-sostenibile.
Tutto ciò lo si può fare solo con ingenti finanziamenti, che garantiranno lavoro per migliaia di maestranze in Fincantieri e  all'intero indotto. Questo potrebbe fungere da volano per una ripresa economica ed ottimizzare la spesa pubblica favorendo, magari, la creazione di nuovi posti di lavoro.
Voi cosa ne pensate ? Avete altre idee in mente ?

Repubblica Centrafricana e Sudan del Sud

Questi due paesi dell'Africa centrale sono attraversati in questo periodo da tensioni inter-etniche ed inter-religiose, il che non è una novità per un gran numero di Paesi dell'Africa.
Iniziamo dalla Repubblica Centrafricana, colonia francese fino al 1960 e fino al 1993 governata da un regime militarista. Il potere, prima in mano a Patassè  passò al generale Bozizè nel 2003 e, nel Marzo del 2013, al leader della formazione musulmana Seleka, Djotodia.
Nel Gennaio 2014, Djotodia a causa delle gravi rappresaglie tra la maggioranza cristiana e la minoranza musulmana scatenatesi con la presa di potere del leader di Seleka a Marzo, è stato costretto alle dimissioni dalle pressioni internazionali. La Francia è intervenuta con l'invio unilaterale di un migliaio di uomini per "separare" le due fazioni in lotta e, successivamente, si è aggiunta una missione pan-africana.
Tuttavia, anche dopo le dimissioni di Djotodia e la creazione di un governo di transizione, le violenze tra cristiani e musulmani non cessano. L'ONU ha così dato il via libera ad una missione UE di circa 10.000 uomini, complementare a quella pan-africana, che dovrebbe rafforzare la sicurezza della popolazione civile ed evitare ulteriori spargimenti di sangue. E', tuttavia, ancora da stabilire quali paesi europei invieranno truppe a sostegno della missione UE.


Passiamo adesso al Sudan del Sud, il più giovane Stato del mondo essendo nato nel 2011, a seguito del Referendum di separazione dal Sudan.
Qui invece gli scontri sono iniziati a Dicembre 2013 in seguito al tentativo di colpo di stato dell'ex vicepresidente Machar di etnia nuer ai danni del presidente in carica Kiir di etnia dinka. Nonostante il fallimento del colpo di stato, il paese, e soprattutto le sue forze armate, si è diviso tra sostenitori ed oppositori del governo causando un principio di conflitto etnico che potrebbe causare un massacro superiore a quello avvenuto nel 1994 in Rwanda.
Ad oggi, i colloqui tra le due fazioni, che stanno avendo luogo ad Addis Abeba, in Etiopia, hanno portato ad un "cessate il fuoco" che seppur molto labile, sembra al momento tenere. Ciò sta consentendo alla popolazione di trovare riparo presso le strutture messe in piedi dalla forza di pace ONU che si è stabilita sul territorio. Ciò nonostante, in poco più di un mese sono morte almeno 500 persone, ma le stime parlano di numeri ben superiori.
Eppure, dal punto di vista economico, il Sudan del Sud detiene il controllo di grandi pozzi petroliferi che dovrebbe favorire la crescita economica del piccolo stato ma, nella realtà, non si è verificata in quanto i maggiori impianti di raffinazione si trovano in Sudan, fatto questo che depaupera gravemente il potenziale economico del giovane paese centrafricano.
  

Insomma dopo il Mali e la Repubblica Democratica del Congo, adesso ci sono Repubblica Centrafricana e Sudan del Sud. Inoltre il fatto che questi ultimi due paesi siano confinanti non fa altro che aggravare una situazione già delicata e che si spera di calmare con l'invio di contingenti internazionali.
Purtroppo, dobbiamo ricordare, che i vari conflitti che scoppiano in Africa sono quasi tutti retaggio di una politica coloniale che, dal XIX sec., divise l'Africa senza alcuna considerazione delle numerose e differenti etnie presenti sul suo territorio.
Successivamente, ai tempi della guerra fredda, l'URSS assunse una forte influenza su quei Paesi le cui popolazioni vedevano nel gigante sovietico e suoi alleati (v.Cuba) il salvatore dai soprusi dei Paesi coloniali.
Oggi, dopo la "liberazione" dal giogo coloniale, francese, belga e inglese, e dopo il fallimento delle varie Repubbliche Popolari, rimane un mosaico di stati e staterelli che nascono e si mantengono a costo di rappresaglie, faide e vendette tra  le radicate fazioni etniche. Alle divisioni etniche oggi, con l'espandersi dell'islamismo sul continente africano, si sono aggiunte le faide religiose.
Io penso che difficilmente questi problemi troveranno soluzioni nel breve periodo, e le varie ingerenze straniere in Africa hanno spesso un effetto contrario alle aspettative e, spesso, accentuano i contrasti e le divisioni.
Ciò tuttavia, non consente, a mio avviso, di pensare di dover abbandonare l'Africa a se stessa, sperando che il concetto di "autodeterminazione dei popoli" faccia il suo corso, perche questo potrebbe portarsi via, oltre a diversi decenni, anche (e soprattutto) diverse decine di migliaia di vite umane innocenti che non meritano un tale destino.
Voi cosa ne pensate ? Cosa si potrebbe e cosa si dovrebbe fare ? Let me know what do you think about that ? Thank you all. Grazie a tutti.